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EvolutivaMente, perché il Cambiamento è Crescita




La terapia di coppia in psicoterapia cognitiva

Lo scopo della terapia cognitiva per la coppia è rendere chiaro il modo di pensare e comunicare dei partner per evitare, innanzitutto, le interpretazioni sbagliate.
Il termine cognitivo si riferisce al modo in cui gli esseri umani formulano giudizi, prendono decisioni, interpretano le azioni altrui correttamente o scorrettamente. La rivoluzione cognitiva negli ultimi tempi ha gettato nuova luce sul modo in cui usiamo l’intelletto sia per risolvere i problemi che per crearli o addirittura aggravarli. È il modo in cui pensiamo che genera il nostro comportamento e i suoi risultati.
Quando sbagliamo nel giudicare o nel comunicare arrechiamo sofferenza sia a noi stessi che al nostro compagno/a subendo a nostra volta dolorose ritorsioni. Per sbrogliare questo groviglio di pensieri bisogna accedere a una forma di ragionamento superiore che si usa sempre quando ci accorgiamo di aver commesso un errore e vogliamo correggerlo (Beck,1988).
Ma nei rapporti intimi, nei quali ha un’importanza il pensiero chiaro e la correzione degli errori, è carente proprio la capacità di rettificare e riconoscere i giudizi sbagliati che si danno del partner. Inoltre, anche quando si crede di parlare lo stesso linguaggio ciò che dice l’uno e sente l’altro sono spesso due cose completamente diverse. Il difetto della comunicazione causa e poi aggrava molte delle frustrazioni e delle delusioni delle coppie. Le frequenti interpretazioni errate e la rabbia reciproca che ne consegue finiscono con il minare le basi del rapporto fino a creare una situazione irreversibile. Solo se le persone se ne rendono conto e riescono ad arginare i danni prima che sia troppo tardi si può bloccare la tempesta.
Lo scopo della terapia cognitiva è rendere chiaro il modo di pensare e comunicare dei partner per evitare, innanzitutto, le interpretazioni sbagliate. Le coppie credono spesso, inizialmente, che il proprio rapporto sia “diverso” rispetto a quello di altri, ma prima o poi si imbattono nella difficoltà ad affrontare i problemi e i conflitti che si accumulano giorno per giorno. In questi casi, si inizia ad avvertire un crescente senso di irrequietezza, frustrazione e dolore spesso senza sapere dove risiede il problema. Quando poi subentra la delusione, la scarsa comunicazione e l’incomprensione si comincia a pensare che stare insieme sia un errore.Le coppie impegnate in un legame duraturo si creano certe reciproche aspettative. L’intensità della relazione alimenta desideri di amore, lealtà e appoggio incondizionati e proprio per tutto ciò sono portati ad interpretare erroneamente le azioni e i significati dell’altro. Di fronte ad un conflitto dovuto ad una comunicazione carente il più delle volte tendono ad incolparsi a vicenda, invece di considerarlo come un problema che può essere risolto.
Con l’insorgere di difficoltà, con il proliferare delle ostilità e dei fraintendimenti si perdono di vista tutte le qualità positive dell’altro fino a mettere in discussione il rapporto precludendosi l’opportunità di sbrogliare i nodi che stravolgono il proprio giudizio.
Nell’ultimo decennio, con la diffusione degli approcci cognitivi, ci si è orientati anche alla risoluzione delle problematiche coniugali. Fra coloro che se ne sono occupati spiccano Aaron A. Beck e il suo Centro della Pennsylvania ma anche Norman Epstein, Jim Pretzer e Barbara Flemig con le loro ricerche  e nell’applicare le loro conclusioni ai trattamenti clinici. Altri pionieri sono stati J. Abrahms, David Burns, Frank Dattilio, S. Hausner, S. Joseph, Chris Padesky e Creig Wiese.
La terapia cognitiva ha individuato nelle persone con problemi di coppia uno schema di pensiero comune. Quando i partner sono frustrati nelle loro aspettative sono inclini a giungere immediatamente a conclusioni negative. Con una modalità tipica della lettura del pensiero il partner deluso incrimina subito l’altro. Di contro, l’altro, offeso, può attaccare o ritirarsi generando una reazione a catena. Così si instaura un circolo vizioso di attacco e ritorsione.
La terapia cognitiva ha mostrato che i coniugi possono imparare ad essere più ragionevoli adottando un atteggiamento di minor sicurezza di sé e di una maggiore umiltà rispetto alla lettura del pensiero dell’altro. Insegnando ai partner a considerare ipotesi alternative alle loro conclusioni negative.
 


Tumori: il potere delle emozioni può aiutare contro il cancro


Non solo predisposizione genetica e fattori di rischio dettati da determinati atteggiamenti (fumo, cattive abitudini alimentari, inquinamento ambientale). Per quanto riguarda lo sviluppo del cancro, infatti, un terzo elemento in gioco di fondamentale importanza sono le emozioni. Il che spiegherebbe, almeno in parte, perché alcuni individui con tutti i fattori di rischio non sviluppano alcuna neoplasia mentre altri, senza alcun fattore di rischio, sì. A parlare del ruolo delle emozioni nell'insorgenza dei tumori è «Il potere anticancro delle emozioni. Da un medico oncologo, un nuovo sguardo sull'insorgenza e la cura della malattia» (edizioni Urra), il nuovo libro di Christian Boukaram, medico oncologo e professore universitario di neurologia a Montreal, in Canada.
Basandosi sui risultati di ricerche condotte in ambiti di avanguardia della scienza - epigenetica, fisica quantistica, neurologia - il volume incoraggia a cambiare il modo in cui si affronta la malattia oncologica: «Sono un oncologo e sono orgoglioso di lavorare ogni giorno per il perfezionamento delle tecniche che trattano il cancro, ma sono anche convinto che otterremo dei vantaggi se modificassimo alcune convinzioni al fine di migliorare la qualità delle cure somministrate ai pazienti - scrive Boukaram nell'introduzione del libro -. Ci sono prove sufficienti che dimostrano che il malessere non solo nuoce alla qualità della vita, ma può anche influenzare negativamente i risultati medici. Come medico, sono fermamente convinto che ignorando le informazioni emerse dalle ultime ricerche andrei contro il mio dovere».


http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15005-tumori-il-potere-delle-emozioni-puo-aiutare-contro-il-cancro

Seminario gratuito per genitori



13 Aprile 2013

“Come ci emozionano i nostri figli ”

 
SEMINARIO GRATUITO
PER
GENITORI

I capricci, le resistenze nell’inserimento scolastico, le difficoltà nell’addormentamento, le paure, le reazioni emotive alla separazione dei genitori, l’ansia da separazione, la gelosia tra fratelli, le manifestazioni di aggressività, la fase “dei no”, il passaggio alle scuole elementari, i problemi scolastici, la fase adolescenziale…

Quotidianamente ci troviamo ad aver a che fare, nella relazione con i nostri figli, con situazioni difficili, faticose, che suscitano emozioni spiacevoli come rabbia, sensi di colpa, senso di frustrazione, impotenza, ansia o preoccupazione.

La gestione delle nostre emozioni è il mezzo attraverso il quale riusciamo a raggiungere un equilibrio con i nostri figli, ed è solo riuscendo a gestire le nostre emozioni che possiamo insegnare loro a farlo.

Gli obiettivi di questo incontro sono di condividere le emozioni personali, scoprire che anche altri genitori le provano, trovare sostegno reciproco tra genitori ed iniziare ad esplorare i significati che si celano dietro le nostre reazioni emotive. Comprendere perché proviamo una certa emozione è infatti il primo passo per poter imparare a gestirla.



IL SEMINARIO SI TERRA’ PREVIA COMUNICAZIONE DELLE ADESIONI E A RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO MINIMO DI 5 GENITORI, PRESSO LO STUDIO DI PSICOLOGIA SITO IN VIA MONTEBELLUNA 7 A ROMA, E SI SVOLGERA’ NELLA GIORNATA DI SABATO 13 Aprile 2013 DALLE 11,30-13,30.
PER ADESIONI CONTATTARE IL NUMERO 333.8547745 O INVIARE UNA MAIL A sarah.cervi@email.it